Il ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica,
Gilberto Pichetto Fratin, ha dichiarato che l'Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per l'ex Ilva "è stata meticolosa, a seguito di tante valutazioni che sono pervenute alla commissione". "Vorrei ricordare che è una
commissione indipendente e non è una scelta politica", ha sottolineato il ministro a Ceglie Messapica a margine della sua intervista per l'ottava edizione della kermesse politica "La Piazza" di Affari Italiani, rispondendo ad alcune domande sulle riserve delle associazioni di
Taranto, dopo il rilascio dell'Aia per l'ex Ilva.
"Probabilmente è un'Aia, che a seguito delle
gare, dovrà vedere delle
modifiche rispetto a quelli che saranno i nuovi modelli di intervento, però è la risposta a quelle che sono le istanze da parte dei gestori", ha aggiunto. "La valutazione dell'Aia è una
valutazione tecnica, di merito, non politica, e per tanto non so quali sono state - ha aggiunto - le osservazioni tecniche dei territori", ha spiegato.
Il 17 luglio 2025 è stata concessa un’
AIA temporanea, definita "ponte", che consente la
continuità produttiva dello stabilimento con un limite annuo di 6 milioni di tonnellate di acciaio e l’imposizione di 470 prescrizioni ambientali e sanitarie (tutte ritenute in linea con le indicazioni dell’ISS). Il provvedimento è stato però fortemente criticato per essere stato adottato nonostante il
parere contrario degli
enti locali, che lo hanno definito una forzatura istituzionale che sacrifica la salute dei cittadini.
Le comunità locali, comitati e associazioni ambientaliste hanno proclamato ufficialmente lo
stato di emergenza sanitaria e ambientale, definendo l’AIA una decisione inaccettabile che viola diritti fondamentali e chiedono interventi incisivi e trasparenti. Nel frattempo,
Legambiente e
PeaceLink hanno presentato un
ricorso alla Commissione Europea per presunta violazione del principio di parità di trattamento durante il procedimento, denunciando opacità e omissioni documentali.
Il ministro ha poi risposto ad una domanda sull'utilizzo del
carbone per la produzione di energia. "Non produciamo energia elettrica dal carbone né a
Brindisi né
Civitavecchia per due ragioni: una ambientale, perché è la fonte che ha maggiore emissioni; la seconda è invece una valutazione tipo economico. Il carbone è antieconomico rispetto al
gas, questa è la realtà. Nel contempo, però, oggi non me la sento di ordinare lo smantellamento delle centrali, perché le centrali a carbone sono una la garanzia della sicurezza di questo paese". "Nell'immediato, in presenza di una
guerra in Europa ed una situazione difficile nel Mediterraneo, il partire con lo smantellamento sarebbe molto azzardato, perché prima di tutto è un tema di
sicurezza nazionale", ha sottolineato.
"L'obiettivo è di superare il carbone che è altamente inquinante e anti-economico, perché la convenienza del carbone si avrebbe, dovesse il gas superare i 70 euro a megawatt ora". "Quindi - ha dichiarato il ministro – bisogna tendere al
superamento, anche sul fronte della sicurezza, che si può avere con altre centrali anche termoelettriche, tuttora in costruzione, che nel momento in cui ci fossero, danno garanzie e sicurezza che in questo momento non abbiamo".
Sul
nucleare di terza generazione avanzata, ha spiegato che "la posizione del governo" riguarda la circostanza "che noi oggi consumiamo 305 miliardi di kilowatt all'anno di energia elettrica, ne importiamo 40-50. Sapendo che la domanda nei prossimi 10-15 anni, secondo gli analisti raddoppia, noi dobbiamo trovare delle integrazioni con eolico, fotovoltaico e termoelettrico".